Personaggi non giocanti
Remo
Il migliore cuoco dell’oceano, a sentire Mark. Tiene in piedi la ciurma con guanciale, croste di pane e latte di polpecora, e non si tira indietro davanti a nessun ingrediente — nemmeno davanti a una sirena.
Cosa sappiamo finora
Dalla cambusa di Remo salgono gli odori che tengono insieme il morale di bordo: dopo le notti peggiori è la sua colazione a rimettere in sesto i fegati marci della ciurma. Il suo piatto più temuto resta l’arrosto canterino, ricavato da ciò che restava della sirena portata a bordo da Jack.
Non è un combattente, e il mare glielo fa pagare. Quando Ogre sfonda lo scafo e scende sottocoperta, Remo gli si para davanti: il gigante lo sbatte contro il fasciame e lo lascia lì, il naso rotto e il volto insanguinato. Resta in coma per giorni.
Si sveglia giusto in tempo per l’assalto successivo — e stavolta è il solo testimone. Quando la ciurma torna dall’aldilà lo trovano in piedi a stento, il volto irriconoscibile, capace di dire soltanto tre parole prima di crollare: «Ogre… Rouge… rapita…»
Da allora non se lo perdona. A Galeonia si chiude a chiave in cambusa e da dietro la porta si sente un singhiozzo; quando Jack scende a parlargli, ripete che la forza ce l’aveva e che avrebbe dovuto fermarlo. Resta comunque a guardia della nave, con una delle tre pistole di Mark in mano — ed è lì, sulla banchina, che lo ritrovano quando il Fulgor salpa senza di loro: illeso, senza una ferita nuova addosso, con in mano una lettera e una rabbia che non sa dove mettere.
Nel Capitolo IX viene trasbordato con i viveri sul Fulgor riconquistato. Custodisce, senza che nessuno lo sappia, uno dei dobloni che Mark gli aveva affidato di nascosto. Quando Esteban torna a bordo prova a stenderlo con un destro; Esteban lo scansa, e Remo finisce per terra con un guanciale sotto la testa.
▶ Vedi: Capitolo VI · Capitolo VII · Capitolo VIII · Capitolo IX · Il cuore del vulcano
— Cronaca della Navigavia · Le isole di El Nido