Luoghi dell’arcipelago · le navi

La nave della ciurma

Il Fulgor

Due alberi, un motore che beve Salt e un equipaggio che non avrebbe dovuto sopravvivere al primo capitolo: la casa galleggiante di una ciurma di canaglie — finché è durata.

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La nave

Il Fulgor — battezzato così da qualcuno nel pieno di una burrasca, e il nome è rimasto — è un vascello a due alberi: il maestro, il più grande e robusto, e quello di prua. È molto più piccolo delle navi che contano nei porti di El Nido, e non regge il confronto né per stazza né per bocche da fuoco: quello che ha, e che le altre non hanno, è una maneggevolezza che risponde ai comandi come poche.

Sottocoperta si aprono la stiva, la polveriera, la cambusa di Remo, le cabine dell’equipaggio e la sala del capitano con le sue porte a vetri, dove sta il tavolo di navigazione attorno al quale la ciurma prende ogni decisione che conti.

Il motore e la camera del Drago

Il Fulgor non è soltanto vele: nelle sue viscere c’è un motore che va a Salt, e restare senza Salt significa restare fermi, alla mercé di chiunque abbia voglia di raggiungerti. La ciurma lo ha imparato presto, e nel modo peggiore. Il prodigio arriva quando la spada di Jack riversa il proprio potere nel ventre della nave: il Salt si riaccende, e il motore torna a respirare.

C’è poi la camera del Drago, il cuore più misterioso dello scafo — quello per cui Bone ha indicato a suo tempo la rotta di Meseta de Rota, perché là si trovava ciò che serviva ad attivarla.

Quello che ha visto

Il Fulgor ha retto una battaglia navale contro una nave grande il doppio e ne è uscito vincitore. Ha incassato un pugno di Ogre che avrebbe dovuto aprirlo in due. È stato strappato al mare da un tifone e si è ritrovato a galleggiare su un oceano di nuvole nere, sotto le cinque teste di Tiamat, per poi precipitare da un’altezza che non prometteva superstiti e posarsi sull’acqua quasi con dolcezza. Sul suo ponte è stato compiuto il rito di sangue che ha aperto il varco verso il Mare dei Morti, e sempre sul suo ponte la ciurma ha vegliato Noire prima di affidarlo alle onde.

▶ Vedi: Capitolo V · Capitolo VI · Capitolo VII

Gli ormeggi sciolti

L’ultima notte del Fulgor sotto i piedi della ciurma è quella di Galeonia. Attracca al porto piccolo prima dell’alba, resta in custodia alle guardie blu di Monise, e per tutta la notte la banchina è un via vai di uomini che caricano casse: viveri, armi, palle di cannone, granate, rampini, strumenti di navigazione nuovi. Tutto quello che serviva per la resa dei conti.

Poi, mentre l’equipaggio è a terra, qualcuno scioglie gli ormeggi senza un avvertimento. Quando arrivano di corsa al porto, la nave è già quasi all’orizzonte, carica di tutto quello che avevano appena imbarcato. A portarla via è stato Serges — l’uomo che per otto capitoli è stato il loro quartiermastro. Sulla banchina resta soltanto Remo, illeso, con una lettera in mano.

La ciurma riparte sul Nabucodonosor, che è una buona nave. Ma il Fulgor è più veloce. Molto più veloce.

▶ Vedi: Capitolo VIII · Ritorno a Galeonia

Riconquistato

Nel Capitolo IX la ciurma lo ritrova ormeggiato a Isla Vulcanica, a vele ammainate, con quattro casacche rosse di guardia e Rouge chiusa in una cabina. Serges non ci aveva caricato Salt: è semplicemente più veloce. Riconquistato, sfugge a due galeoni da guerra di Ogre con una manovra da «freno a mano» — l’ancora calata di colpo, la nave che gira su se stessa — e con l’aiuto dell’Olandese Volante.

▶ Vedi: Capitolo IX · Il cuore del vulcano

— Cronaca della Navigavia · Le isole di El Nido